Storie di piante 2
Aurelia, quella che fioriva d’inverno

Era il 26 dicembre. In teoria, nelle fiabe, a Natale succedono cose strane.
A me quel giorno è capitato di incontrare una pianta piena di piccoli soli.

Ero tornata a casa, in Calabria, per le vacanze natalizie.
La natura intorno sembrava ancora raccolta nel suo sonno invernale: colori spenti, rami immobili, una luce fredda che rendeva tutto più silenzioso.

Poi, improvvisamente, in mezzo al verde di una siepe, qualcosa mi ha fermata.

Piccoli fiori gialli, luminosissimi. 🌼
Sembravano minuscoli soli accesi nel momento più improbabile dell’anno.

Era la falsa edera, Delairea odorata.
Per gli amici, Aurelia.

Non l’avevo mai notata prima eppure, da qualche giorno, aveva cominciato a catturare insistentemente la mia attenzione, occhieggiando qua e là in punti diversi della mia città.

Mi aveva colpita soprattutto quell’esuberanza inattesa: mentre quasi tutto intorno sembrava aspettare tempi migliori per mostrarsi, lei aveva scelto proprio l’inverno per fiorire.

Mi sono avvicinata e, come faccio qualche volta con le piante che sembrano richiamare con insistenza il mio sguardo, le ho chiesto:

«Perché mi hai chiamata? Che cosa vuoi mostrarmi?»

La risposta che mi arrivò fu sorprendentemente chiara:
«Guarda quando ho scelto di fiorire. Porto il colore del sole proprio quando il sole sembra più lontano. Ma osservami bene: per salire ho bisogno di qualcosa a cui aggrapparmi. Non sempre bisogna riuscire a fare tutto da soli.»

Poche parole. Eppure quel messaggio arrivava proprio nel momento giusto.

Guardandola meglio, tutto diventava ancora più evidente: la falsa edera non possiede un fusto abbastanza stabile da slanciarsi da sola verso l’alto. Cerca ciò che trova intorno, vi si appoggia, vi si intreccia e, grazie a quel sostegno, continua a crescere.

Non rinuncia a salire perché ha bisogno di un appoggio. Semplicemente, trova il modo di farlo.

E forse fu proprio per questo che, quel giorno, sentii il bisogno di portare con me un piccolo promemoria vivente.
Le chiesi allora di poter prendere un rametto, perché la sua presenza e la sua lezione potessero accompagnarmi anche lontano da casa.
Lo portai con me e lo misi a radicare.

Per settimane lo osservai e lo curai, aspettando quei minuscoli segnali che dicono che una pianta ha deciso di restare.
Ed ecco, quasi impercettibile, il primo cenno di nuova vegetazione…
Poi, poi sempre più evidenti, le foglie si moltiplicavano e i fusti diventavano sempre più forti.

Con la bella stagione cominciò a crescere, ad allungarsi, a ramificarsi.
E a quel punto mi sembrò che tenerla ancora dentro casa non fosse più la cosa giusta da fare.
Lei mi aveva parlato di sostegno, di crescita, di luce.
Io potevo restituirle quella luce e la possibilità di crescere, ormai era abbastanza forte da confrontarsi con l’ambiente esterno.

Prima la lasciai affacciarsi alla vita sul davanzale della mia finestra a Parma.
Poi arrivò il momento di fare qualcosa di più: riportarla nella terra dalla quale l’avevo incontrata, nel mio giardino in Calabria, vicino al mare.

Forse le piante che incontriamo non ci appartengono davvero mai.
A volte passano per le nostre mani soltanto per il tempo necessario a consegnarci qualcosa.
Ci accompagnano per un tratto, ce ne prendiamo cura, osserviamo quello che accade.

Poi arriva il momento di restituire anche a loro lo spazio necessario per diventare ciò che possono essere.
E mentre la mettevo finalmente a dimora nel terreno, mi è sembrato quasi di cogliere un ultimo messaggio:
«Grazie per avermi riportata a casa, nella mia terra. Il mio messaggio è arrivato dove doveva arrivare: ricordati che la vera forza non consiste nel reggersi sempre da soli, ma nel saper riconoscere quando abbiamo bisogno di un sostegno, perché è anche grazie all’appoggio giusto che possiamo diventare abbastanza forti da fiorire persino nella stagione più difficile.»

E vissero per sempre fioriti e contenti…

Stefania La Badessa

Stefania La Badessa, nota sul web con il nome del suo alter-ego Fitogirl, è una farmacista calabrese, scrittrice, pubblicista, esperta di piante medicinali e medicine complementari – note fino a qualche tempo fa come “alternative” e più recentemente definite “integrate” – che poi è una definizione generica per racchiudere tutte le varie tipologie di cura naturali, dall’omeopatia all’ayurveda, dall’agopuntura al reiki.