Ci sono piante che si incontrano nei libri, e piante che si incontrano nella vita.
Per me il tiglio appartiene decisamente alla seconda categoria.
Ogni anno, tra la fine di maggio e le prime settimane di giugno, Parma cambia profumo. Passeggiando lungo i viali alberati o attraversando alcuni parchi cittadini, si viene avvolti da una fragranza intensa, dolce e calda, quasi palpabile. È il momento della fioritura dei tigli.
È difficile descrivere questo aroma a chi non lo ha mai percepito dal vivo. Ha qualcosa di avvolgente e rassicurante. Accarezza l’anima prima ancora dei sensi. È uno di quei profumi che invitano spontaneamente a rallentare il passo, inspirare profondamente e lasciare andare le tensioni accumulate durante la giornata.
Curiosamente, non tutti vivono il tiglio allo stesso modo. Mio padre, grande appassionato di alberi, non ha mai avuto particolare simpatia per questa pianta. Quando gli parlo del profumo che invade le strade di Parma, mi racconta che gli ricorda il periodo degli esami universitari a Messina: giornate dense di studio, preoccupazioni e tensioni. Per lui il tiglio è legato a quel ricordo.
Per me, invece, rappresenta l’esatto contrario. Ogni anno cerco quasi di riempirmi i polmoni, il naso, il cervello e il cuore di questa fragranza, come se potessi conservarne una parte per i mesi successivi.
Un albero dal cuore grande
Il tiglio (Tilia spp.), appartenente alla famiglia delle Malvaceae, è un albero maestoso che può raggiungere dimensioni considerevoli e vivere per molti secoli.
Le sue foglie hanno una caratteristica forma cuoriforme, con una base arrotondata e un apice appuntito. Anche i fiori sembrano richiamare una certa delicatezza: piccoli, giallo-crema, riuniti in infiorescenze pendule e accompagnati da una particolare brattea fogliacea che facilita la dispersione dei frutti attraverso il vento.
Non sorprende che, in molte tradizioni europee, il tiglio sia stato associato simbolicamente al cuore, all’accoglienza, alla protezione e alla pace.
Il tiglio tra mito e tradizione
Nella mitologia greca il tiglio è legato alla storia di Filemone e Bauci, gli anziani sposi che accolsero Zeus ed Ermes sotto mentite spoglie quando nessuno voleva offrire loro ospitalità. Come ricompensa per la loro bontà, gli dèi trasformarono i due coniugi in alberi destinati a crescere uno accanto all’altro per l’eternità: una quercia e un tiglio.
Da allora il tiglio è diventato simbolo di amore fedele, ospitalità e unione.
In molte regioni dell’Europa centrale veniva piantato nelle piazze dei villaggi come albero della comunità. Sotto la sua chioma si amministrava la giustizia, si tenevano assemblee e si celebravano feste popolari. Era considerato un albero protettivo, capace di favorire armonia e concordia.
Anche la forma a cuore delle foglie sembra rafforzare questo simbolismo. È difficile non vedere, in questa morfologia così caratteristica, una sorta di firma naturale che richiama apertura, gentilezza e capacità di accogliere.
Una pianta che calma il corpo e la mente
La tradizione popolare europea utilizza da secoli le infiorescenze di tiglio come rimedio per favorire rilassamento e sonno.
Le parti utilizzate sono principalmente i fiori e le brattee, ricchi di flavonoidi, mucillagini, proantocianidine e composti aromatici che contribuiscono alle proprietà della pianta.
La moderna fitoterapia considera il tiglio un rimedio particolarmente interessante negli stati di:
- tensione nervosa;
- agitazione e irritabilità;
- difficoltà di addormentamento;
- stress emotivo;
- somatizzazioni legate all’ansia.
Le mucillagini presenti nei fiori contribuiscono inoltre ad un’azione lenitiva sulle mucose delle prime vie respiratorie,
motivo per cui il tiglio è stato tradizionalmente utilizzato anche durante la stagione fredda.
Seppur ricordato soprattutto come la tisana della sera, dall’azione rilassante, la tradizione europea gli attribuiva anche una funzione digestiva. Non è un caso: l’intestino e il sistema nervoso condividono un dialogo continuo. Quando siamo tesi, preoccupati o affaticati, spesso è proprio l’addome a manifestare il disagio. Il tiglio sembra agire su entrambi i fronti. Oltre alla nota azione distensiva sul sistema nervoso, studi recenti suggeriscono un effetto rilassante sulla muscolatura intestinale e un possibile ruolo nel favorire l’equilibrio del microbiota. Una pianta che calma la mente e, allo stesso tempo, invita anche il ventre a lasciar andare le proprie tensioni.
In termini pratici, il tiglio può risultare interessante quando tensione emotiva e apparato digerente “parlano la stessa lingua”, ad esempio in presenza di:
- digestione rallentata associata a stress;
- sensazione di nodo allo stomaco;
- tensione addominale;
- spasmi gastrointestinali di natura funzionale;
- colon irritabile in cui la componente nervosa è particolarmente evidente.
Prepariamo l’infuso
L’infuso di tiglio rappresenta probabilmente la forma di utilizzo più conosciuta. Una tazza fumante, assunta la sera, è spesso sufficiente per trasformare un semplice gesto quotidiano in un piccolo rituale di decompressione.
Un cucchiaio abbondante di fiori essiccati in una tazza d’acqua bollente, lasciando riposare l’infuso per circa dieci minuti sotto coperchio.
Il macerato glicerico di tiglio
Accanto all’infuso e agli estratti secchi (reperibili in commercio in capsule e compresse) o fluidi, merita una menzione il macerato glicerico ottenuto dalle gemme di Tiglio argentato (Tilia tomentosa).
In gemmoterapia è considerato uno dei rimedi più interessanti per favorire il rilassamento neurovegetativo e il fisiologico recupero del sonno. Viene spesso utilizzato nelle persone che faticano a “spegnere il cervello” a fine giornata, nei soggetti particolarmente sensibili allo stress o nei bambini particolarmente vivaci.
Pur appartenendo a un ambito diverso dalla fitoterapia classica, rappresenta uno degli estratti più conosciuti e utilizzati della pianta.
Il mio piccolo esperimento con il tiglio
Proprio dalla passione che provo per questa pianta è nato un piccolo esperimento personale.
A volte, se ci fermiamo ad ascoltare, le piante possono entrare in sintonia con noi, raccontarci qualcosa di molto utile, fornire indicazioni e intuizioni per il nostro percorso di crescita personale.
Ascoltando l’impulso del momento, inebriata dal profumo delle piante vicino casa, qualche giorno fa ho raccolto alcuni fiori freschi di tiglio e li ho posti in una ciotola di vetro contenente acqua pura, lasciandoli esposti alla luce del sole per alcune ore, secondo il metodo della solarizzazione utilizzato in floriterapia.
Successivamente ho filtrato i fiori e miscelato l’acqua solarizzata con una pari quantità di brandy di buona qualità, ottenendo quella che, nel linguaggio della floriterapia di Bach, viene definita una stock bottle.
Da questa preparazione utilizzo alcune gocce diluite nell’acqua quotidiana.
Non considero questa pratica una terapia in senso medico né un sostituto della fitoterapia basata sulle evidenze. È piuttosto un gesto simbolico e personale.
In fondo, ciò che mi affascina è l’idea di conservare qualcosa delle sensazioni che il tiglio mi regala durante la fioritura: quella calma profonda, quel senso di fiducia, quella capacità di alleggerire le tensioni.
Quando i fiori saranno ormai scomparsi dai rami e l’estate avrà preso il sopravvento, resterà almeno il ricordo di quel profumo che ogni anno torna a ricordarmi una cosa semplice: qualche volta la natura sa parlare direttamente al cuore.
Un saluto affettuoso a Cecilia e Marzia, che ho conosciuto la scorsa domenica ad Indaco: mi hanno scritto una mail chiedendomi info sul tiglio e hanno ispirato questo articolo.
Un ringraziamento a Enrica Campanini, Luigi Giannelli, Fabio Firenzuoli, Marco Biagi, Marco Valussi : la loro passione, competenza e professionalità espressa in corsi, libri e studi scientifici di altissimo livello nutre da sempre la mia conoscenza in ambito fitoterapia ed erboristico. Mi ritengo onorata nel poterli considerare amici,
Un grazie di CUORE a mio figlio Stefano per le bellissime foto: ha occhio e lo collega al cuore quando fa uno scatto. Credo che questo lo aiuterà a trovare la sua strada.
Stefania La Badessa
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