Ci sono giornate in cui un laboratorio prende una direzione leggermente diversa da quella immaginata sulla carta. Non perché il programma cambi davvero, ma perché sono le persone presenti, con la loro curiosità e le loro domande, a suggerire il ritmo dell’incontro. È successo così al Salone del Camper di Parma – giorno 19 settembre 2026 – dove, in collaborazione con Kilometroverde Parma, ho condotto due appuntamenti dedicati alle piante aromatiche.

Il titolo scelto, Aromatiche in viaggio, raccontava già molto dell’idea da cui ero partita. Le aromatiche appartengono alla nostra quotidianità quasi senza che ce ne accorgiamo: un rametto di rosmarino sulle patate, qualche foglia di salvia, il basilico appena raccolto, la menta in una bevanda estiva. Le conosciamo soprattutto attraverso la cucina, ma il loro mondo è decisamente più ampio. Dentro quel profumo così familiare c’è chimica, c’è botanica, c’è una lunga storia di utilizzo tradizionale e, soprattutto, c’è il modo straordinario con cui le piante interagiscono con l’ambiente che le circonda.

Ed è proprio dal profumo che siamo partiti.
Le sostanze volatili prodotte dalle aromatiche sono per noi immediatamente riconoscibili, ma per la pianta hanno funzioni molto più complesse: possono contribuire alla relazione con gli insetti impollinatori, alla difesa, all’adattamento alle condizioni ambientali. In qualche modo, quindi, potremmo dire che le aromatiche sono vere professioniste della comunicazione.
Una comunicazione che passa anche attraverso i nostri sensi.

Il contesto del Salone del Camper, da questo punto di vista, era particolarmente adatto. Il camper rappresenta un modo di viaggiare che permette di mantenere un rapporto molto più diretto con ciò che ci circonda. Si parte, ci si ferma, si vive all’aperto, si osservano paesaggi, piante, stagioni. Il viaggio non è soltanto spostamento da un luogo all’altro: diventa occasione per recuperare una dimensione più vicina alla natura.
La fiera stessa mi ha colpito proprio per questo. Un evento molto vario, capace di parlare agli appassionati di camper ma più in generale a chi ama il viaggio, l’outdoor e quella particolare sensazione di libertà che nasce quando la distanza tra noi e l’ambiente naturale si accorcia.

Ai due laboratori c’è stata una bella partecipazione e, cosa che mi ha fatto particolarmente piacere, tra il pubblico erano presenti anche bambini e ragazzi.
Questo ha richiesto qualche piccolo aggiustamento in corsa. Gli argomenti erano gli stessi, naturalmente, ma ho cercato di raccontarli con registri diversi, mantenendo i contenuti comprensibili senza impoverirli. Quando ci sono bambini davanti a un tavolo pieno di rosmarino, lavanda, salvia, menta e timo, del resto, sarebbe un peccato chiedere loro soltanto di ascoltare.
Bisogna farli annusare, entrare in contatto diretto con la natura.

E così la parte pratica è diventata un momento condiviso, con adulti e più piccoli impegnati nella preparazione di un sale aromatico personalizzato da utilizzare poi in cucina.
Il sale aromatico è una preparazione semplicissima, ma racchiude bene il senso dell’intero laboratorio.
Le aromatiche permettono infatti di arricchire un alimento con profumi e sfumature differenti e, proprio grazie alla maggiore intensità aromatica, possono aiutarci anche a utilizzare meno sale.
Basta modificare le piante scelte perché il risultato cambi completamente: più mediterraneo, più fresco, più intenso, più delicato.
Ognuno, inevitabilmente, finisce per creare qualcosa che gli somiglia un po’.

Ma il momento che probabilmente ha sorpreso di più è arrivato alla fine.
Sul tavolo troneggiavano le tante  piante aromatiche che avevano fatto bella mostra di sé, da brave protagoniste, durante l’incontro.
Ho chiesto ai partecipanti di avvicinarsi, prima di andare via, ma questa volta senza pensare alle proprietà appena raccontate.
Solo osservazione pura, sfiorare una foglia, sentirne l’aroma e aspettare qualche istante per vedere quale pianta attirasse spontaneamente l’attenzione.

Per ciascuna aromatica avevo preparato un piccolo bigliettino con un messaggio.
Soltanto dopo aver scelto la pianta era possibile leggerlo.
Non voleva essere un test e neppure attribuire alle piante capacità divinatorie.
Era piuttosto un invito a recuperare un modo diverso di avvicinarsi alla natura, meno razionale e più sensoriale.
Perché noi siamo abituati a domandarci continuamente a cosa serva una pianta.
Molto più raramente ci chiediamo semplicemente che cosa è in grado di trasmetterci.

Un profumo può riportarci improvvisamente a un luogo.
Una foglia può ricordarci un’estate, una persona, una cucina.
Una pianta può attrarci per la sua forma, per il colore, per il modo in cui cresce o semplicemente perché, tra tutte quelle presenti, continuiamo a tornare proprio lì.
Ed è curioso vedere quanto una domanda così semplice riesca qualche volta ad aprire uno spazio inatteso.
Il “gioco” è piaciuto moltissimo, sia agli adulti sia ai più giovani.

Ho visto persone sorridere leggendo il proprio messaggio, altre fermarsi qualche secondo in silenzio, per alcuni…lo sguardo si è leggermente velato di commozione.
Anche i bambini – per loro è più facile – hanno scelto con assoluta convinzione la «loro» pianta, raccogliendo il suo messaggio, da condividere con mamma e papà.

Forse è proprio questo uno degli aspetti che amo maggiormente del lavoro con il mondo vegetale: la possibilità di muoversi continuamente tra conoscenza e meraviglia.
Possiamo studiare le molecole aromatiche, comprenderne le proprietà, imparare a utilizzare correttamente una pianta. Ma possiamo contemporaneamente continuare a stupirci davanti a un profumo.
Le due cose non si escludono.
Anzi, probabilmente è proprio quando conoscenza e capacità di osservazione tornano a incontrarsi che la natura riesce a raccontarci qualcosa in più.

Al Salone del Camper siamo partiti da un gruppo nutrito di aromatiche e dal loro profumo, abbiamo parlato di cucina, benessere e piccoli gesti quotidiani, abbiamo mescolato erbe e sale.
E alla fine ciascuno è tornato a casa con una preparazione fatta con le proprie mani e, magari, anche con il messaggio inatteso di una pianta.
Perché ognuno di noi, in fondo, non cerca altro che un contatto autentico con il mondo che ci circonda. E qualche volta basta il profumo di una pianta per ricordarcelo.

Stefania La Badessa

Stefania La Badessa, nota sul web con il nome del suo alter-ego Fitogirl, è una farmacista calabrese, scrittrice, pubblicista, esperta di piante medicinali e medicine complementari – note fino a qualche tempo fa come “alternative” e più recentemente definite “integrate” – che poi è una definizione generica per racchiudere tutte le varie tipologie di cura naturali, dall’omeopatia all’ayurveda, dall’agopuntura al reiki.