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Diamo una ripulita, con la scopa della Befana

Buona Epifania o Buona Befana a tutti ...amici!

Ho letto con piacere molti post e articoli di amici e amiche del web che raccontano del mito della Befana e della sua genesi. Ringrazio tutti per i fantastici spunti di approfondimento e riflessione. Ma da buona Fitogirl 😉 oggi il mio pensiero va anche alla sua inseparabile compagna di avventure: la scopa.

La scopa fa parte da sempre dell’armamentario della donna (e guarda caso anche della strega), nulla di strano quindi che nell’immaginario collettivo anche la Befana ne usi una. Ma com’erano fatte le scope 🧹? Quali i materiali....quali le erbe? 

Si producevano, fino alla metà del XX secolo, con materiali naturali: manico cilindrico in legno e parte fondo conico con legati sottili rami di erica, sorgo (saggina), betulla e piante analoghe. Fino alla fine del 1700,  la scopa sembrava esattamente come la rappresentano le favole, i miti e le credenze popolari: rami legati in un fascio, tenuti insieme da un manico realizzato con un ramo più grosso. La scopa da esterno, la ramazza, veniva realizzata ad esempio con rami di sanguinello (Cornus sanguinea), con varie specie di ginestra (Spartium junceum, Cytisus scoparius) o con l’erica (Erica arborea, Erica scoparia) e altri arbusti resistenti e durevoli. La migliore scopa delle streghe? Conteneva anche qualche ramo di salice. Poi pian piano i rami, per le pulizie della casa, vennero sostituiti dalle piante a stelo sottile ma robusto, come la saggina (Sorghum vulgare var. technicum). Il sorgo è una pianta erbacea annua appartenente alla famiglia delle Graminacee. Esistono anche altre varietà di sorgo, coltivate per l’alimentazione (soprattutto in Africa) e come foraggio per il bestiame. Lo scopino di saggina, disponibile oggi anche in commercio come prodotto semi-artigianale, è utilizzato in particolare per spazzolare la cenere del caminetto...ma torniamo alla scopa della Befana: il suo è uno strumento che non si limita a “ripulire” il piano materiale, il focolare domestico, ma che può contribuire a “purificare” anche quello energetico. Un gesto - quello dello spazzare via - che vuole aiutarci ad allontanare influenze negative, tristezza, malcontento...ogni aspetto della nostra vita che offusca il nostro cuore e i nostri pensieri. Facciamo pulizia amici (pensateci, se in un armadio faccio spazio, ci posso mettere qualcosa di nuovo), per come possiamo, di tutto ciò che non va nella nostra vita e nella nostra casa, apriamo le finestre e spazziamo via tutto...utilizzando uno strumento potente, la scopa della Befana, magari accompagnando le operazioni di pulizia con qualche aroma sacro...che ci collega - guarda caso - all’arrivo dei Re Magi davanti a Gesù : incenso e mirra, due materie aromatiche preziose nei riti di purificazione, non a caso venivano bruciate durante le funzioni religiose che prevedevano necessariamente l’afflusso di un numero elevato di persone (oggi li chiamiamo ormai “assembramenti”) per evitare il diffondersi di malattie e cattivi odori, oltre che per permettere alle preghiere di giungere sino al cielo, trasportate dagli aromi penetranti degli incensi…tanto che il solo pronunciare la parola “incenso” richiama alla mente immagini relative a riti religiosi, alle atmosfere dall’odore speziato e pungente tipiche delle cattedrali o degli antichi templi.

Comunemente con la parola “incenso” si fa riferimento alle più diverse resine, spezie o legni capaci di bruciare producendo fumi aromatici: in realtà, il vero incenso è solo la gommoresina raccolta dalla corteccia di piante appartenenti alla specie Boswellia - come le varietà “carteri” o “serrata”- originarie dell’India, del Mar Rosso e della Cina.

L’aroma dell’incenso eleva la mente alla meditazione e alla calma, favorendo così la capacità di ridimensionare qualsiasi problema, anche quelli che sembrano i più insormontabili. Studi recenti, realizzati da una prestigiosa Università degli Stati Uniti, hanno confermato la capacità dell’incenso di ridurre ansie e depressione, alleviando al tempo stesso le “pene dell’anima”: l’effetto sarebbe legato alla capacità dell’essenza di raggiungere con i suoi effetti sedativi, alcune aree specifiche del cervello, come l’ipotalamo e l’amigdala, responsabili della risposta dell’organismo allo stress e alle emozioni.

In maniera analoga all’Incenso, anche la Mirra è una “gommoresina”,  ossia una resina oleosa ottenuta per incisione della corteccia di una pianta, che nel caso della mirra è la Commiphora molmol, un arbusto  del tutto simile ad un grosso biancospino, originaria dell’Eritrea e dell’Arabia meridionale.

Indissolubile il rapporto di quest’essenza con la sacralità: gli Ebrei la utilizzavano per preparare l’Olio Santo, la cui composizione era giunta a Mosè direttamente da Dio, mentre gli Egizi la bruciavano per ottenere la benevolenza del Dio Sole, come anche nei processi dell’imbalsamazione per favorire l’ascesa verso gli dei. In modo analogo l’aroma di mirra è in grado di favorire e rafforzare la spiritualità, migliorando la capacità di esprimere i propri sentimenti, ritrovando ottimismo e serenità. E direi che con i tempi che corrono, ne abbiamo un gran bisogno...sia di serenità che di purificare l'aria.
Non so voi, ma io oggi farò ardere nel camino anche qualche ramo di alloro e un pò di rosmarino, bruciando il calendario dell'anno vecchio. 
E' vero infatti che mi piace essere una Fitogirl scientifica, lo sapete, che parla di principi attivi...e sostanze funzionali, di un uso razionale delle erbe, ma direi che oggi - visto l'anno trascorso -  un bel rito propiziatorio alla vecchia maniera delle mie antenate herbarie, ci sta tutto.
Buona Epifania....

Se vi va di approfondire vi suggerisco alcuni degli articoli online dell'amica Erika Maderna, autrice ABOCA EDIZIONI quali:
approfondimento Befana
approfondimento Scopa
 

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Qualche precisazione

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