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Stanco dell'influenza? Prova con l'eleuterococco

Considerato per molto tempo come il “parente povero del ginseng”, anche l’Eleuterococco (Eleutherococcus senticosus) si è già da tempo guadagnato un posto d’onore tra le sostanze naturali ad azione tonica, tanto da essere utilizzato dagli atleti olimpionici sovietici per potenziare le prestazioni atletiche e per incrementare la resistenza alla fatica.

Conosciamo meglio la pianta

Si tratta di un arbusto spinoso che può raggiungere anche i 2-3 metri d’altezza, con foglie palmate e bacche nere o rossastre come frutto. Presenta foglie palmato-partite, dal lungo picciolo, composte da cinque foglioline ellittiche dal margine seghettato. I suoi fiori sono piccoli e riuniti in ombrelle globulari apicali: i fiori maschili sono violetti, quelli femminili giallastri. Il frutto è costituito da un drupa nerastra, ovale che contiene cinque semi. Della pianta vengono utilizzate il rizoma e le radici: contrariamente al Ginseng, che proviene ormai solo da coltivazioni, l’Eleuterococco è diffuso allo stato selvatico nel Nord della Cina, in Corea, Giappone ed estremo Oriente russo (Siberia): per questo motivo viene anche chiamato “Ginseng siberiano”. In Germania è inoltre comune la denominazione di “Taigawurzel” o “radice della taiga”.
Deve la denominazione di “senticosus” ossia “spinoso”, alle piccole spine che ricoprono i suoi giovani rami e che gli hanno fatto attribuire, presso le popolazioni locali, il particolare nome di “arbusto del diavolo” (da non confondere con “artiglio del diavolo”, definizione che si riferisce all’ Arpagofito).
Viene spesso accomunato al Ginseng, sia per l’appartenenza alla stessa famiglia delle Araliaceae che per le origini tipicamente orientali: questa famiglia, che comprende circa settanta generi e settecento specie, annovera numerose piante conosciute da varie popolazioni come toniche e in generale capaci di restituire energia e intensità di reazione all'organismo. La sempre maggiore richiesta del mercato ed i costi elevati del Ginseng, hanno attirato l’attenzione dei ricercatori, soprattutto in U.R.S.S, su altri generi e specie affini al ginseng, più facilmente reperibili e soprattutto disponibili a prezzi più contenuti.

I suoi principi attivi

I principi attivi dell’Eleuterococco sono stati denominati eleuterosidi, classificati con lettere dalla A alla M, anche se da un punto di vista chimico appartengono a classi farmacologiche diverse. Vi sono infatti : fenilpropanoidi, cumarine, fitosteroli, saponine triterpeniche, lignani, glucosidi dell’acido oleanoico. Sono inoltre presenti polisaccaridi (eleuterani A-G), vitamine (E e provitamina A o betacarotene), tracce di olio essenziale.

Quali effetti esercita sul nostro organismo?
Eleuteroside B e Eleuteroside E sono considerati responsabili dell’azione adattogena del fitocomplesso. Si tratta quindi di un antiastenico, capace di aumentare il rendimento fisico e mentale grazie alle sua attività tonico-energetica. Intervenendo a più livelli sui meccanismi fisiologici (funzionalità dell’ipotalamo, dell’ipofisi e della corteccia surrenale) che regolano l’adattabilità dell’organismo alle varie situazioni, consente all’organismo di resistere e reagire, quindi di adattarsi, meglio alle situazioni di stress psicologico o fisico, realizzando quella che viene definita azione “adattogena”.
E’ inoltre in grado di potenziare l’efficienza del sistema immunitario, vera e propria barriera dell’organismo contro le infezioni, solitamente indebolito da situazioni di forte stress o stanchezza.

Quando utilizzarlo
Costituisce il rimedio ideale contro lo stress, l’astenia psico-fisica e gli stati di affaticamento, per ritrovare l’equilibrio fisico e mentale, ma anche quando ci si accorge di essere particolarmente predisposti ad ammalarsi: al calo dell’energia dell’organismo può infatti corrispondere anche un abbassamento delle difese immunitarie. Se ad un raffreddore segue un’influenza e poi ancora un mal di gola o un altro tipo d’infezione come ad esempio una cistite, è bene insospettirsi e provvedere tempestivamente a sostenere il sistema immunitario, realizzando trattamenti di almeno quattro settimane consecutive. Nei paesi di origine, l’Eleuterococco viene suggerito come afrodisiaco, in virtù della sua capacità di stimolare la funzione endocrina della ghiandole sessuali e della corteccia surrenale.

Come possiamo utilizzarlo?
Lo si può utilizzare in estratto secco (capsule o compresse) titolato in Eleuteroside E, suddividendo la somministrazione al mattino e nel primo pomeriggio. In alternativa si può ricorrere alla tintura madre, alla dose di 45 gocce, per tre volte al giorno, lontano dai pasti, in poca acqua. Se ne consiglia l’assunzione per almeno due cicli di trattamento di 20 giorni, intervallati tra loro da un paio di settimane di pausa.

Qualche cautela
Riuscendo al stimolare – seppur in modo modesto – il sistema nervoso centrale, è sconsigliato l’uso nei soggetti ipertesi e nei bambini al di sotto dei 12 anni di età. Da escludere l’uso, per mancanza di studi e approfondimenti, anche in gravidanza ed allattamento.

Qualche precisazione

I suggerimenti che troverete nelle diverse sezioni del sito non vogliono in alcun modo sostituirsi al parere di un medico o rappresentare la “panacea per tutti i mali”: il nostro obbiettivo è comunicare - semplicemente - che esiste una via naturale da percorrere e che nella natura possiamo trovare grandi risorse per il nostro benessere quotidiano.

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